Il contributo si propone di analizzare, sia da un punto di vista archivistico-documentale sia museologico-espositivo, il centro di documentazione Laflis (Living Archive – Floating Islands), il quale a partire dal luglio del 2022 ha trovato la sua sede presso la Biblioteca Bernardini di Lecce. Il centro conserva la documentazione storica relativa alla vita e alle opere di Eugenio Barba e dell’Odin Teatret, agli incontri del Terzo Teatro e del teatro di gruppo, al Magdalena Project e alle sessioni dell’ista (International School of Theatre Anthropology). In questo contesto, le dinamiche di tutela e conservazione si uniscono a una valorizzazione attuata da un linguaggio artistico, per cui oggetti di scena e documenti archivistici diventano componenti fondamentali all’interno di spazi espositivi e vengono fruiti sotto altra forma dallo spettatore/visitatore. Tale circostanza, oltre a rimarcare diverse problematiche di ordine ontologico, quindi relative alla natura intangibile dell’evento performativo, mette in crisi i canoni deontologici della disciplina archivistica e della museologia, ossia delle pratiche normative usualmente impiegate a garanzia della tutela e della conservazione dei materiali. L’articolo vuole indicare possibili strategie per tutelare gli oggetti di scena in quanto beni culturali, e per fare in modo che tali oggetti, pur riproposti al pubblico attraverso un linguaggio artistico, siano allo stesso tempo conservati quali tracce tangibili di pratiche e di espressioni culturali, e dunque di un patrimonio culturale immateriale, in modo da perseguire attivamente le misure di salvaguardia, tutela e valorizzazione suggerite dall’Unesco nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (2003), e nella Convenzione sulla diversità delle espressioni culturali (2005).